
La visita del Presidente Sergio Mattarella ha avuto il valore dei gesti misurati: poche ore in città, due luoghi simbolici, il teatro e la casa natale, e un unico centro, Grazia Deledda. Non una celebrazione locale, ma un riconoscimento nazionale. Ricordare la scrittrice nuorese significa riconoscere che una parte della modernità culturale del Paese nasce anche lontano dalle capitali.
Atterrato in mattinata a Olbia, il Capo dello Stato ha raggiunto direttamente la città barbaricina, aprendo ufficialmente le celebrazioni per il centenario del Premio Nobel.
Al Teatro Eliseo la città si è presentata composta. Controlli serrati, accessi contingentati, ma dentro l’atmosfera non era cerimoniale: era scolastica, nel senso più alto del termine. Ad accogliere l’ingresso del Presidente è stato il coro dei bambini con l’esecuzione dell’Inno nazionale, un momento semplice e solenne allo stesso tempo che ha dato il tono alla cerimonia: la Repubblica raccontata attraverso le nuove generazioni. In platea soprattutto studenti.
Non invitati per riempire, ma per partecipare. Sono stati loro a consegnare al Presidente la copia del registro con i voti della giovane Grazia Deledda: un gesto semplice che ha trasformato la cerimonia in un racconto.
Il messaggio era evidente: prima di essere patrimonio nazionale, Deledda è stata una donna di Nuoro.
La cerimonia è stata costruita come un percorso culturale più che istituzionale. Ad aprire gli indirizzi di saluto il sindaco Emiliano Fenu e la presidente della Regione Alessandra Todde, che hanno richiamato il ruolo della città nella storia culturale italiana e il valore contemporaneo dell’eredità deleddiana. A seguire lo scrittore Marcello Fois ha restituito una lettura narrativa dell’opera, sottolineando come nei romanzi di Deledda l’interiorità dei personaggi superi il contesto locale e diventi universale. La presidente dell’Associazione internazionale critici letterari Neria De Giovanni ha ricostruito il profilo letterario e la portata internazionale della scrittrice, collocandola nel panorama europeo del primo Novecento. Dopo l’esecuzione di “Non potho reposare” da parte degli studenti del Liceo musicale, il professor Dino Manca ha approfondito il valore linguistico e filologico della sua produzione, mentre la professoressa Stefania Lucamante ha evidenziato la modernità dello sguardo femminile deleddiano e la sua influenza nella letteratura contemporanea.
Il Presidente ha parlato con tono piano, senza enfasi.
Ha ringraziato i bambini per la pazienza e l’attenzione, poi il coro per l’esecuzione musicale.
Il passaggio centrale è arrivato quando ha ricordato di aver letto Deledda da studente e di aver ritrovato, rileggendola oggi, le stesse emozioni. Non un omaggio formale ma una dichiarazione di attualità: se un autore continua a parlare allo stesso modo a generazioni diverse, significa che non appartiene alla memoria ma alla coscienza civile del Paese.
Ha quindi espresso riconoscenza per l’immenso contributo offerto alla cultura italiana e apprezzamento per quanto Nuoro e la Sardegna continuano a dare alla vita culturale nazionale.
Nelle sue pagine non c’è solo la Sardegna di un tempo.
C’è il rapporto tra individuo e comunità, tra libertà e giudizio sociale, tra destino personale e responsabilità collettiva, tutti temi che attraversano la contemporaneità.
Ma la sua modernità è anche quella di una donna che scrive, sceglie e si afferma in un’epoca che concedeva alle donne spazi limitati. La sua voce parla ancora alle donne di oggi perché racconta autonomia e coscienza personale. Racconta territori marginali senza renderli minori: li trasforma in chiavi di lettura universali.
Dopo il teatro, pochi minuti nella casa natale. Una visita breve, silenziosa, quasi privata. Non un monumento celebrato, ma uno spazio abitato. Nessun annuncio, nessuna promessa, nessuna vertenza.
Solo un gesto istituzionale raro: dedicare tempo alla cultura senza utilità immediata. Per qualche ora Nuoro non è stata periferia ma centro, perché la modernità di Grazia Deledda continua a spiegare l’Italia.
E quando questo accade, la distanza geografica smette di contare.