Raddoppio ferroviario nel Sulcis, la Fit Cisl attacca: “Opera simbolica e inutile”

Raddoppio ferroviario

Il raddoppio della linea ferroviaria del Sulcis, annunciato come un passo strategico per ammodernare i trasporti locali, si riduce in realtà a un intervento limitato: sei chilometri tra Uta-Villaspeciosa e Siliqua. A denunciarlo è la Fit Cisl, che parla di “opera monca” e mette in dubbio l’utilità concreta del progetto. “Non esistono né progetti definitivi né fondi certi per completare l’intera tratta”, afferma la segretaria generale Claudia Camedda. “Così com’è, l’intervento rischia di rimanere isolato e inefficace rispetto ai bisogni del territorio”.

Nessuna alternativa per i pendolari

Per il sindacato, la chiusura della linea ferroviaria durante i lavori non è accompagnata da un piano credibile di mobilità alternativa. “La popolazione ha bisogno di collegamenti stabili e continuativi, non di promesse generiche”, sottolinea Camedda. “Senza una visione d’insieme, il rischio è che si sacrifichi un servizio essenziale in cambio di un cantiere limitato e simbolico”. La critica si estende anche alla narrazione politica che ha accompagnato l’annuncio, giudicata più orientata all’immagine che alla sostanza.

Appello alla politica: “Servono investimenti veri”

La Fit Cisl lancia infine un appello alle istituzioni, locali e nazionali, affinché garantiscano fondi adeguati e una progettazione completa dell’intera linea. “Se arriveremo al 31 dicembre 2026 con solo sei chilometri di binari raddoppiati e nessun beneficio concreto per i cittadini, sarà l’ennesima occasione persa per il Sulcis”, avverte Camedda. “La mobilità non si costruisce con annunci: servono visione, impegno e risorse. E oggi, tutto questo ancora manca”.

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