
Dopo tre anni di crescita trainata da incentivi pubblici e fondi europei, il settore delle costruzioni in Sardegna cambia passo. Il 2024 segna la fine dell’espansione, e il 2025 si preannuncia con una contrazione più netta.
Secondo il rapporto annuale CNA Costruzioni, nel 2024 il comparto ha registrato un calo dell’1,5%, con un volume d’affari che si attesta a 7,8 miliardi di euro. Le previsioni per il 2025 indicano un’ulteriore flessione, con un valore stimato di 7,4 miliardi, pari a una contrazione reale del 4,5% e un calo degli investimenti del 5,9%.
Tra il 2021 e il 2023, il settore ha vissuto una fase di espansione senza precedenti, spinto dal Superbonus 110% e dall’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Ora che entrambi gli strumenti stanno esaurendo la loro spinta, il mercato entra in una fase di riassestamento e prudenza.
Come riportato dall’ANSA, il segretario regionale di CNA, Francesco Porcu, e il presidente della Federazione Costruzioni, Mauro Zanda, hanno dichiarato che “il mercato passa da una fase straordinaria di crescita a una più cauta e selettiva”. Entrambi sottolineano che il ruolo delle opere pubbliche diventa “cruciale per sostenere l’attività oltre i livelli pre-Covid”.
I dati del 2024 evidenziano una forte contrazione nei segmenti privati. L’edilizia residenziale ha registrato un calo del 13,1%, con una previsione di –11,4% nel 2025. Anche il settore non residenziale privato ha subito una flessione significativa: –6,6% nel 2024, con una stima di –3,7% per l’anno successivo. In controtendenza, il comparto delle opere pubbliche ha segnato un incremento del 20% nel 2024, e dovrebbe rimanere stabile nel 2025 con un lieve +0,1%. La manutenzione ordinaria, pur con valori più contenuti, mostra un andamento positivo (+1,2%), contribuendo ad attenuare il calo generale.
Nonostante l’aumento degli investimenti pubblici, le imprese locali faticano a ottenere commesse significative. Tra il 2020 e il 2024, solo il 17% del valore degli appalti sopra il milione di euro è stato assegnato a imprese sarde. Il restante 83% è andato a grandi aziende con sede in altre regioni, prevalentemente del Centro-Nord. Questo squilibrio evidenzia un deficit competitivo del sistema produttivo regionale, aggravato da lentezze burocratiche e da un’evidente difficoltà nel coordinare e pianificare la spesa pubblica in maniera efficiente.
Nel 2024 si registra un dato in controtendenza sul fronte occupazionale, con un aumento del 16,5% degli addetti nel settore. Il numero delle imprese attive si riduce di sole 80 unità, segno che il tessuto produttivo sta reggendo l’impatto, almeno per ora. Tuttavia, “senza un intervento strutturale, questi segnali positivi rischiano di essere temporanei”. CNA Sardegna chiede un riordino degli incentivi fiscali nazionali, da armonizzare con la nuova direttiva europea sulle “case green”. Le dichiarazioni dei vertici regionali evidenziano anche la necessità di rendere più efficiente la macchina amministrativa, snellendo procedure e migliorando l’organizzazione degli enti appaltanti. Inoltre, viene sollecitata l’adozione di politiche industriali regionali capaci di sostenere la qualificazione dell’offerta, incentivare i processi aggregativi tra imprese e investire sul capitale umano, le competenze e la formazione professionale.


