Data center, nel Sulcis c’è chi dice No
Il progetto di un data center nelle gallerie della Carbosulcis incontra l’opposizione dei comitati. Domenica 25 ottobre associazioni e gruppi provenienti da diverse parti della Sardegna si sono ritrovati nel piazzale dell’azienda, a Nuraxi Figus, per manifestare il proprio dissenso e chiedere maggiori informazioni sull’iniziativa. A promuovere l’incontro è stato il Comitato Nuraxino per la Difesa dell’Ambiente. Il presidente Giancarlo Ballisai contesta soprattutto la mancanza di dettagli a disposizione della comunità: per conoscere i contenuti del progetto ha presentato una richiesta di accesso agli atti. Secondo Ballisai, l’ipotesi del centro dati si aggiunge ai numerosi interventi sulle energie rinnovabili che interessano Nuraxi Figus. Il comitato denuncia il rischio che il territorio debba subire nuove scelte senza un adeguato coinvolgimento. Alla mobilitazione ha partecipato anche il Presidio permanente del popolo sardo. Il presidente Davide Fadda ha espresso contrarietà all’intervento, richiamando il peso delle trasformazioni già affrontate dal Sulcis. Al centro della protesta resta la richiesta di conoscere il progetto e le sue conseguenze per il territorio.
Quartucciu, Pisu punta al tris dopo la decadenza: “Mi ricandido”
Pietro Pisu si ricandiderà alla guida di Quartucciu per cercare il terzo mandato. L’annuncio arriva con un messaggio su Facebook, dopo la fine anticipata dell’amministrazione provocata venerdì scorso dalle dimissioni di nove consiglieri comunali: quattro della maggioranza e cinque dell’opposizione. A chiedergli di ripresentarsi, racconta Pisu, sono stati i consiglieri rimasti al suo fianco fino all’ultimo. “Non posso sottrarmi a questa richiesta”, scrive, indicando come obiettivo il completamento dei progetti avviati e l’avvio di nuove iniziative per il paese. Nel messaggio l’ormai ex sindaco esprime il rammarico per una consiliatura interrotta a soli sette mesi dalla scadenza naturale. “Ognuno è artefice delle proprie scelte, e io scelgo di non giudicarle”, afferma a proposito della decisione dei dimissionari, per poi dedicare il resto dell’intervento ai ringraziamenti e alla prossima sfida elettorale. Pisu ripercorre nove anni e mezzo alla guida del Comune, descritti come un’esperienza impegnativa, sostenuta dall’affetto dei cittadini. Ringrazia gli uffici e i dipendenti comunali, insieme ai sette consiglieri che gli sono rimasti vicini: Gino, Roberta, Carla, Cristian, Carlo, Maria Grazia e Walter. “Più che alleati, veri amici”, li definisce. La chiusura anticipata del mandato diventa così il punto di partenza della nuova candidatura. Pisu annuncia di voler proseguire il progetto amministrativo “con grande determinazione” e con l’intenzione di portare a termine quanto rimasto incompiuto. L’ultima frase è già un messaggio rivolto agli elettori: “Avanti insieme con lo stesso amore e lo stesso impegno di sempre per il nostro paese”.
Brasile, vince Lula. Flavio Bolsonaro contesta il voto
Lula resta alla guida del Brasile. Il presidente uscente ha vinto il ballottaggio con il 51,79% dei voti contro il 48,21% di Flavio Bolsonaro, superando i 64 milioni di consensi. Un risultato arrivato dopo una rimonta rispetto al primo turno, quando era stato il suo avversario a ottenere più voti. Il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro ha annunciato che chiederà l’annullamento delle elezioni, contestando la decisione di prolungare di due ore l’apertura dei seggi per via dei problemi ai trasporti pubblici che avrebbero impedito a molti elettori di raggiungere i seggi. Le autorità elettorali hanno confermato l’esito della consultazione. Nelle strade di San Paolo e Rio de Janeiro i sostenitori di Lula hanno festeggiato la vittoria. Il presidente ha ringraziato soprattutto i giovani per la mobilitazione e ha indicato la necessità di collaborare con un Parlamento a maggioranza di destra: sarà una delle principali sfide del suo quarto mandato.
Terremoto politico in Serbia, Vucic ammette la sconfitta
Aleksandar Vucic riconosce la sconfitta nelle elezioni parlamentari anticipate in Serbia. Intervenendo in diretta sull’emittente pubblica Rts, il leader di Serbia Unita ha dichiarato che la propria formazione ha perso la consultazione, indicando la Lista studentesca come vincitrice. Le proiezioni da lui illustrate assegnano agli studenti almeno 130 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale, sufficienti per la maggioranza assoluta. Le stime riportate nelle prime dichiarazioni arrivano fino a 135-140 deputati. Serbia Unita si fermerebbe invece tra 100 e 105 seggi. Il quadro resta provvisorio: si tratta di valutazioni basate su campioni elettorali, non dei risultati ufficiali definitivi. Una precedente rilevazione della Commissione elettorale, limitata a 203 seggi scrutinati, indicava Serbia Unita in vantaggio, ma era ancora troppo parziale per descrivere l’esito nazionale. Nel centro di Belgrado sono intanto cominciati caroselli e festeggiamenti, accompagnati dai clacson e dalla canzone “Tri poljupca hocu ja”, diventata un simbolo della campagna studentesca e del numero 3 sulla scheda. Gli studenti hanno invitato i sostenitori a mantenere la calma, evitare provocazioni e non avvicinarsi agli schieramenti di polizia. A chi si trova fuori dalla capitale è stato chiesto di restare vicino ai seggi per vigilare sulle operazioni elettorali.
Israele al voto, Netanyahu evoca il pericolo atomica su Tel Aviv
A due giorni dalle elezioni israeliane, Benjamin Netanyahu gioca la carta di un allarme per l’eventualità di un attacco atomico da parte dell’Iran, pubblicando un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che mostra un’esplosione nucleare su Tel Aviv. Il premier condivide un intervento che indica nei prossimi due anni di presidenza Trump una finestra decisiva per affrontare la minaccia iraniana. Il principale rivale, l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eizenkot, accusa Netanyahu di ricorrere a “menzogne e allarmismo”. Critiche anche da destra: l’ex generale Ofer Winter definisce il messaggio una “follia” e invita a non terrorizzare la popolazione. sondaggi descrivono una sfida ancora aperta, con il rischio che nessuno schieramento raggiunga i 61 seggi necessari per una maggioranza. L’opposizione chiede un cambiamento, ma resta senza un candidato premier condiviso. Eizenkot punta a portare il suo partito, Yashar!, davanti al Likud per rivendicare l’incarico di formare il governo.
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