Nations League, l’Italia risorge e cala il poker in Turchia
Chi non ha acceso la Tv perché infuriato dopo la sconfitta con il Belgio ha avuto torto. La reazione dell’Italia arriva a Bursa. La Nazionale di Roberto Mancini batte la Turchia 4-1 e conquista la prima vittoria nel girone di Nations League, grazie a una partenza che indirizza la gara in meno di mezz’ora. Bastoni apre le marcature al 9’, Frattesi raddoppia al 22’ e cinque minuti dopo Kayode festeggia il debutto in azzurro con il gol del 3-0. Mancini cambia otto giocatori rispetto alla partita precedente e l’Italia trova subito ritmo e spazi. Sul primo gol Bastoni approfitta di un rinvio mancato dalla difesa turca dopo un calcio d’angolo. Il raddoppio nasce da un’azione corale conclusa da Kayode: il portiere Bayindir respinge senza trattenere e Frattesi arriva per primo sul pallone. È ancora Kayode, servito da Pio Esposito, a firmare la terza rete. La Turchia prova a riaprire la sfida all’inizio della ripresa con Yilmaz, a segno al 47’ dopo una disattenzione della difesa italiana. La reazione azzurra è immediata: Tonali colpisce il palo e Pio Esposito si avventa sulla respinta, segnando di testa il 4-1. Ai padroni di casa viene poi annullato un altro gol di Yilmaz per fuorigioco. Nel finale trova spazio anche il rossoblù Alessandro Romano, entrato al 75’ al posto di Fagioli. Ora gli azzurri guardano con più fiducia alla sfida di venerdì contro la Francia
Turchia-Italia: Romano in panchina, i due fratelli Esposito titolari
Il ct della Nazionale Roberto Mancini ha scelto gli undici titolari per la sfida contro la Turchia, in programma alle 20,45 alla Timsah Arena di Bursa. Rivoluzione in difesa, con Kayode al posto di Di Lorenzo mentre Mancini e Coppola sono rimasti a Coverciano per ricaricare le batterie. Davanti a Donnarumma ci saranno anche Scalvini, Basoni e Ruggeri. Romano parte dalla panchina mentre in attacco la novità è Sebastiano Esposito accanto al fratello Pio. Al centrocampo il ct Mancini schiera Fagioli con Frattesi e Tonali.
Caso Regeni, tre agenti egiziani condannati a dieci anni per il sequestro
Tre condanne a dieci anni di carcere per il sequestro di Giulio Regeni, avvenuto al Cairo il 25 gennaio 2016. È la decisione della prima Corte d’Assise di Roma nei confronti di tre appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato assolto. I giudici non hanno riconosciuto la responsabilità degli imputati per l’omicidio. Regeni, ricercatore italiano di 28 anni impegnato in un dottorato all’Università di Cambridge, scomparve nella capitale egiziana il 25 gennaio 2016. Il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio con evidenti segni di tortura. Il processo a Roma si è svolto senza la presenza dei quattro imputati, mai comparsi in aula. La sentenza segna il primo approdo giudiziario di una vicenda seguita per anni dalla famiglia Regeni e da quanti hanno chiesto verità sulla morte di Giulio.
Cagliari, Deiola operato al menisco a Nuoro
Alessandro Deiola è stato operato per una lesione al menisco laterale. L’intervento di meniscectomia esterna artroscopica, eseguito presso l’Ospedale “San Francesco” di Nuoro, è riuscito perfettamente. Dopo alcuni giorni di riposo, il calciatore inizierà il programma riabilitativo previsto, che dovrebbe durare almeno un mese.
Garlasco, la Procura chiude le indagini su Sempio
La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un nuovo avviso di conclusione delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi. Nel comunicato firmato dal procuratore Fabio Napoleone, l’ufficio precisa che il capo d’accusa resta invariato e illustra i risultati degli approfondimenti svolti dopo il precedente avviso. La chiusura delle indagini non è un rinvio a giudizio: trascorsi i termini previsti per la difesa, la Procura deciderà come esercitare l’azione penale. Una parte degli accertamenti riguarda la dinamica dell’aggressione. Il consulente dell’accusa Andrea Berti ha esaminato la ricostruzione proposta dalla difesa di Sempio sulla base delle tracce di sangue, sollevando obiezioni sulle ipotesi relative, tra l’altro, all’area del telefono e al momento del lavaggio. Secondo la Procura, occorre distinguere i dati sostenuti da riscontri materiali dalle ricostruzioni che non possono essere confermate direttamente.
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