Brasile, vince Lula. Flavio Bolsonaro contesta il voto
Lula resta alla guida del Brasile. Il presidente uscente ha vinto il ballottaggio con il 51,79% dei voti contro il 48,21% di Flavio Bolsonaro, superando i 64 milioni di consensi. Un risultato arrivato dopo una rimonta rispetto al primo turno, quando era stato il suo avversario a ottenere più voti. Il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro ha annunciato che chiederà l’annullamento delle elezioni, contestando la decisione di prolungare di due ore l’apertura dei seggi per via dei problemi ai trasporti pubblici che avrebbero impedito a molti elettori di raggiungere i seggi. Le autorità elettorali hanno confermato l’esito della consultazione. Nelle strade di San Paolo e Rio de Janeiro i sostenitori di Lula hanno festeggiato la vittoria. Il presidente ha ringraziato soprattutto i giovani per la mobilitazione e ha indicato la necessità di collaborare con un Parlamento a maggioranza di destra: sarà una delle principali sfide del suo quarto mandato.
Terremoto politico in Serbia, Vucic ammette la sconfitta
Aleksandar Vucic riconosce la sconfitta nelle elezioni parlamentari anticipate in Serbia. Intervenendo in diretta sull’emittente pubblica Rts, il leader di Serbia Unita ha dichiarato che la propria formazione ha perso la consultazione, indicando la Lista studentesca come vincitrice. Le proiezioni da lui illustrate assegnano agli studenti almeno 130 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale, sufficienti per la maggioranza assoluta. Le stime riportate nelle prime dichiarazioni arrivano fino a 135-140 deputati. Serbia Unita si fermerebbe invece tra 100 e 105 seggi. Il quadro resta provvisorio: si tratta di valutazioni basate su campioni elettorali, non dei risultati ufficiali definitivi. Una precedente rilevazione della Commissione elettorale, limitata a 203 seggi scrutinati, indicava Serbia Unita in vantaggio, ma era ancora troppo parziale per descrivere l’esito nazionale. Nel centro di Belgrado sono intanto cominciati caroselli e festeggiamenti, accompagnati dai clacson e dalla canzone “Tri poljupca hocu ja”, diventata un simbolo della campagna studentesca e del numero 3 sulla scheda. Gli studenti hanno invitato i sostenitori a mantenere la calma, evitare provocazioni e non avvicinarsi agli schieramenti di polizia. A chi si trova fuori dalla capitale è stato chiesto di restare vicino ai seggi per vigilare sulle operazioni elettorali.
Israele al voto, Netanyahu evoca il pericolo atomica su Tel Aviv
A due giorni dalle elezioni israeliane, Benjamin Netanyahu gioca la carta di un allarme per l’eventualità di un attacco atomico da parte dell’Iran, pubblicando un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che mostra un’esplosione nucleare su Tel Aviv. Il premier condivide un intervento che indica nei prossimi due anni di presidenza Trump una finestra decisiva per affrontare la minaccia iraniana. Il principale rivale, l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eizenkot, accusa Netanyahu di ricorrere a “menzogne e allarmismo”. Critiche anche da destra: l’ex generale Ofer Winter definisce il messaggio una “follia” e invita a non terrorizzare la popolazione. sondaggi descrivono una sfida ancora aperta, con il rischio che nessuno schieramento raggiunga i 61 seggi necessari per una maggioranza. L’opposizione chiede un cambiamento, ma resta senza un candidato premier condiviso. Eizenkot punta a portare il suo partito, Yashar!, davanti al Likud per rivendicare l’incarico di formare il governo.
Roma-Cagliari: Dybala di nuovo nel gruppo dopo l’infortunio con il Real
Paulo Dybala ha ricominciato ad allenarsi con il gruppo questa mattina a Trigoria dopo l’infortunio avvenuto nella partita di Champions League contro il Real Madrid. Se i prossimi test saranno positivi, Gasperini potrebbe decidere di convocarlo già per il match di martedì notte all’Olimpico contro il Cagliari.
Lega, Salvini confermato: “Stop alle armi a Kiev”
Matteo Salvini vince il congresso della Lega e mette subito sul tavolo della maggioranza la questione ucraina. Con 465 voti contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia, il leader del Carroccio chiude il congresso di Milano chiedendo più peso per il partito nel governo e indicando un traguardo per le prossime elezioni: confermare Giorgia Meloni a Palazzo Chigi e portare la Lega a diventare almeno la seconda forza della coalizione. “Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”, afferma Salvini, annunciando di voler sostenere questa posizione in Consiglio dei ministri. Per il segretario, la conclusione del conflitto passa da un negoziato: occorre quindi concentrare gli sforzi sulla diplomazia, interrogandosi sui risultati ottenuti finora con forniture militari e sanzioni. Salvini alterna l’invito ai suoi a ricompattarsi, chiede di superare le ostilità tra militanti e presenta il voto congressuale come l’avvio di una nuova fase. Allo stesso tempo, rivendica maggiore considerazione da parte degli alleati: la Lega, ha afferrmato, intende restare una componente leale della maggioranza, facendo però sentire la propria voce sulle scelte del governo. A partire dalla guerra in Ucraina.
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