Cagliari salvo, merito anche di Fabio Pisacane
Il Cagliari è matematicamente salvo alla penultima giornata di campionato, con sei punti di distacco dalla terzultima in classifica: la Cremonese, vittoriosa nella partita di oggi con un’Udinese decisamente meno bellicosa di quella vista durante e dopo la partita della settimana scorsa all’Unipol domus. E certamente meno di un Torino che questa notte ha venduto cara la pelle ai rossoblù, passando in vantaggio per primo e lottando fino al quinto minuto di recupero. I rossoblù, però, hanno vinto 2-1 con una rete di Esposito e con il raddoppio di Yerri Mina, con tanto di esultanza coreografica. Ha sempre creduto nella salvezza il mister Fabio Pisacane e lo ha ricordato anche oggi nelle interviste post partita. “Sono convinto che il cervello sappia fare dell’inferno un cielo e viceversa”, ha detto. “Abbiamo sempre mantenuto la barra dritta anche nelle difficoltà, non abbiamo mai mollato e abbiamo rischiato qualcosa. Se ce l’abbiamo fatta è grazie al carattere di questi ragazzi e al lavoro condiviso da tutti.” Il mister ha voluto sottolineare anche il coraggio di una squadra ch ha voluto correre dei rischi, passando anche attraverso la tempesta ma rimanendo sempre verticali. “Ci siamo salvati con un mix di giovani e senatori. Avevo detto in tempi non sospetti che la salvezza sarebbe arrivata grazie ai ragazzi. Sono alle prime stagioni in Serie A, leggono tanto, osservano e hanno bisogno di fiducia. Se alzi la loro autostima poi ti danno tantissimo. Abbiamo fatto giocare nove ragazzi nati dal 2005 in avanti, non è roba da poco. La soddisfazione più grande è vedere tanti giovani protagonisti, alcuni cresciuti nel nostro vivaio. È una soddisfazione enorme.” A conti fatti, i meriti di Fabio Piscane non sono pochi per la capacità di tenere sempre la squadra a galla nonostante gli infortuni che hanno privato i rossoblù di cinque, sei, giocatori chiave durante la stagione. Non sono mancati gli errori e i momenti bui, ma ha saputo trasmettere alla squadra un carattere combattivo
“Cagliari bella come un goal di Pavoletti al novantaquattresimo”
Dopo la certezza matematica della salvezza, conquistata con il 2-1 sul Torino, il Cagliari Calcio saluta Leonardo Pavoletti, che oggi conclude la sua esperienza con la maglia rossoblù. Un saluto speciale quello dell’attaccante livornese, circondato dai compagni di squadra e da un intero stadio. “Mi avete visto sempre sorridente, ma stasera non è facile sorridere: anzi, è più facile piangere”, ha detto rivolgendosi alla sua gente, prima di ringraziare la squadra per la vittoria e per il traguardo raggiunto: “Questi ragazzi hanno giocato anche per me”.vArrivato in Sardegna nel 2017, Pavoletti è diventato un simbolo della capacità di rialzarsi dopo le cadute e gli infortuni, con un senso di appartenenza che lo ha reso amatissimo in città. “Da quando mi sono fatto male, ho giocato meno e segnato meno, ma il vostro amore è aumentato anno dopo anno”, ha raccontato il centravanti rossoblù. “Nella vita si scoprono i veri amici nel momento del bisogno: io posso vantarmi di aver avuto una città e una regione intera alle mie spalle”. Indimenticabili le sue rimonte dopo gli infortuni al ginocchio, così come quelle notti in cui, entrando dalla panchina, riusciva a cambiare il destino delle partite nei minuti finali. “Quando mi alzavo dalla panchina, accompagnato dal vostro supporto, sapevo di poter superare i miei limiti”, ha ricordato. “Quei dieci minuti finali diventavano lunghissimi per gli avversari”. E poi la dichiarazione d’amore finale: “Cagliari, sei bella come un gol di Pavoletti al novantaquattresimo”.
DICE MONTALBANO. La storia degli stadi del Cagliari Calcio
C’è un modo particolare per raccontare la storia della Sardegna contemporanea: seguire le tribune, i cori e i campi da gioco che hanno accompagnato il cammino del Cagliari Calcio. Gli stadi rossoblù non sono stati soltanto luoghi sportivi, ma specchi fedeli di un’isola che cambiava volto, cresceva e cercava il proprio posto nel calcio italiano.
La storia degli impianti del Cagliari è fatta di traslochi, sogni e grandi folle. Una vicenda che attraversa quasi un secolo di calcio.
Quando il Cagliari nasce nel 1920, il calcio in Sardegna è ancora una realtà pionieristica. Le prime partite si disputano in terreni adattati alla meglio, spesso sterrati e privi di strutture. Nei primi decenni il club gioca in diversi campi cittadini, tra cui quello di via Pola e il Campo di San Bartolomeo.
Erano impianti essenziali, lontani dagli standard del tempo. Le tribune erano ridotte e il pubblico assisteva alle partite quasi a bordo campo. Ma il seguito cresceva rapidamente e la città iniziava a identificarsi nella propria squadra.
Il primo vero stadio simbolo della storia rossoblù fu l’Amsicora. Inaugurato negli anni Venti e ampliato nel dopoguerra, divenne il cuore sportivo della città. Situato vicino al mare, con il maestrale spesso protagonista delle partite, aveva un fascino unico: pista d’atletica, gradinate vicine al campo e un’atmosfera intensa e familiare.
Fu qui che il Cagliari scrisse le pagine più romantiche della sua storia. Negli anni Sessanta arrivò Gigi Riva e attorno a lui nacque una squadra destinata a cambiare gli equilibri del calcio italiano. L’Amsicora diventò una fortezza e nel campionato 1969-70 il Cagliari conquistò uno storico scudetto: il primo e finora unico titolo vinto da una squadra insulare. Lo stadio però iniziava a mostrare limiti strutturali importanti. Il calcio italiano cresceva rapidamente e serviva un impianto più moderno.
Cagliari-Torino, Pisacane: “Paura? Deve trasformarsi in attenzione”
Vigilia di Cagliari-Torino. Dopo il match point mancato contro l’Udinese, Pisacane accetta il concetto di paura ma soltanto in una dimensione positiva. “Deve trasformarsi in attenzione e responsabilità, senza togliere energie inutilmente”, ha spiegato l’allenatore rossoblù, sottolineando come la squadra abbia lavorato in settimana analizzando attentamente gli errori commessi nell’ultima gara, soprattutto nella gestione dell’ultimo terzo di campo. Pisacane ha ribadito la piena consapevolezza del gruppo: “Tutti vogliamo raggiungere l’obiettivo salvezza e daremo tutto perché accada.” Il tecnico sottolinea l’importanza di concentrarsi esclusivamente sul proprio percorso senza guardare ai risultati delle concorrenti: “Siamo noi i padroni del nostro destino.” Sul fronte formazione, il mister dovrà rinunciare a Zé Pedro, fermato dalla squalifica dopo essere stato tra i giocatori più impiegati nel girone di ritorno. Per sostituirlo, l’ipotesi più concreta potrebbe essere Zappa. In attacco, invece, aumentano le opzioni. Borrelli è tornato a disposizione e con lui anche Deiola e Mina, mentre Belotti ha accumulato ulteriore lavoro nelle gambe. Pisacane si prende tempo per le scelte definitive: “Sceglierò domani in base al piano gara, anche per avere alternative nel corso della partita. Tutti sono in corsa per una maglia da titolare.”
Volontari a Quartu a pesca di rifiuti
A Quartu il mare si ripulisce insieme. E’ in corso in queste ore “A pesca di rifiuti”, l’iniziativa ambientale che unisce sport, volontariato e tutela dell’ecosistema marino in una grande giornata dedicata alla salvaguardia del litorale. A Sant’Andrea subacquei, volontari, associazioni e biologi marini scendono in campo per liberare fondali e spiagge dai rifiuti abbandonati. Un’azione concreta che punta non solo a restituire decoro a uno dei tratti più suggestivi della costa quartese, ma anche a sensibilizzare cittadini e giovani sul tema dell’inquinamento del mare. L’iniziativa, promossa dall’Asd Isula Fishing Club Sardegna con il sostegno del Comune di Quartu e della Fondazione di Sardegna, coinvolge numerosi partecipanti impegnati nella raccolta dei rifiuti direttamente dai fondali, attraverso attività in apnea e operazioni di clean up lungo il litorale. A supportare il progetto vi è anche un team di biologi marini che analizzerà quantità e tipologia dei materiali recuperati, trasformando l’evento in un’importante occasione di monitoraggio ambientale. Tra i momenti più significativi della giornata, la liberazione in mare di una tartaruga Caretta Caretta recuperata dopo un percorso di riabilitazione. Un gesto che richiama l’attenzione sulle conseguenze dell’inquinamento marino e sulla necessità di proteggere la biodiversità del Mediterraneo. “A pesca di rifiuti” rappresenta ormai un modello virtuoso di cittadinanza attiva, capace di mettere insieme istituzioni, sportivi e associazioni in nome dell’ambiente.
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