Chi busserà alla porta di Maria? Il caso di un’accumulatrice seriale di Cagliari
A volte gli invisibili restano tali anche quando la loro storia è ben nota alle istituzioni. Sono invisibili due volte: prima agli occhi della comunità, poi perché finiscono per diventare soltanto un numero di pratica in un fascicolo dimenticato. Così, persone che avrebbero bisogno di aiuto non trovano, o rifiutano, il supporto di cui necessitano e la loro condizione di vita le porta spesso a entrare in conflitto con chi le circonda. Succede quando vivono per strada, ma accade ancora più spesso quando hanno la “fortuna” di avere un tetto sopra la testa. Perché questo significa anche avere dei vicini e una condivisione degli spazi che, da sole, non sono in grado di gestir. È il caso di Maria (nome di fantasia per tutelarne la privacy), che soffre di disposofobia, il disturbo dell’accumulo compulsivo. È una di quelle persone di cui si parla in una fortunata serie televisiva di Sky, ma la realtà è ben lontana da qualsiasi rappresentazione spettacolare. Il suo problema è diventato anche quello di chi vive nello stesso condominio. Accumulare oggetti significa spesso vivere in condizioni igienico-sanitarie precarie, fino al punto da dormire negli spazi comuni perché all’interno della propria abitazione non c’è più posto. Negli esposti presentati negli anni si ipotizza anche la presenza di roditori e scarafaggi, che arrivano nelle case vicine. “Quando invitiamo ospiti a casa, dobbiamo avvisarli di questi possibili imprevisti”, racconta una persona che abita nel palazzo. Dopo numerose segnalazioni, nel 2023 il Comune era intervenuto assegnandole un alloggio provvisorio e predisponendo la bonifica dell’appartamento.
Incendi, l’allarme di Coldiretti: oltre dieci milioni di danni
La conta dei danni provocati dagli incendi che hanno colpito la Sardegna continua a salire. Secondo una prima stima di Coldiretti Sardegna, le perdite per il comparto agricolo e zootecnico hanno già superato i 10 milioni di euro, mentre le verifiche nelle aree interessate sono ancora in corso. L’organizzazione lancia un appello alla Regione affinché intervenga rapidamente con misure straordinarie a sostegno delle aziende colpite. Il bilancio provvisorio descrive un’emergenza diffusa: migliaia di ettari di pascoli e coltivazioni sono andati distrutti, numerose aziende agricole hanno subito gravi danni, così come capannoni, ricoveri, scorte di foraggio e allevamenti. Pesanti anche le conseguenze per il settore apistico, con alveari devastati dalle fiamme e produzioni compromesse. Per Coldiretti, il prossimo assestamento di bilancio della Regione dovrà rappresentare il primo strumento concreto per sostenere le imprese. L’associazione propone di incrementare le risorse destinate alla misura del Complemento di sviluppo rurale, dedicata al ripristino del potenziale produttivo agricolo, e di attivare una task force regionale che accompagni le aziende nella fase di ricognizione dei danni e nella successiva ripresa delle attività. Il presidente regionale Battista Cualbu e il direttore Luca Saba chiedono risposte rapide, sottolineando che molte imprese hanno perso strutture, produzioni, animali e foraggi e non possono attendere i tempi della burocrazia. L’emergenza aggrava la situazione in una stagione particolarmente difficile per l’Isola. Dall’inizio dell’anno si sono registrati circa 1.200 incendi, con oltre 5.000 ettari percorsi dal fuoco, un dato superiore di circa il 25% rispetto alla media dell’ultimo decennio.
La Garante a Bancali: “Impegno della direzione e del personale ma condizioni estreme”
Il caldo soffocante, detenuti con problemi psichiatrici, le carenze del sistema di accoglienza e le difficoltà quotidiane della vita in carcere. Sono i temi emersi dalla visita effettuata dalla garante regionale delle persone private della libertà, Irene Testa, nella casa circondariale di Bancali, a Sassari. La garante descrive una situazione resa ancora più pesante dalle temperature torride di questi giorni. In alcune celle, racconta, i detenuti hanno steso i materassi sul pavimento nel tentativo di trovare un po’ di refrigerio. Un’immagine che, secondo Testa, restituisce la durezza delle condizioni in cui si vive all’interno dell’istituto. Tra le situazioni rilevat durante la visita, due hanno colpito particolarmente la garante. La prima riguarda un ragazzo di 18 anni, seguito da minorenne dalla Neuropsichiatria per tratti dello spettro autistico e disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Attualmente si trova in carcere per un reato non grave, in attesa di una rivalutazione clinica e soprattutto di un posto in una struttura idonea ad accoglierlo. “In Sardegna le strutture di accoglienza si contano sulle dita di una mano e non ci sono posti disponibili”, osserva Testa, che pone una domanda destinata a far riflettere: “Si può tenere un ragazzo in carcere in queste condizioni?”.
Ancora caldo torrido in Sardegna: temperature oltre i 40 gradi anche domani
Picchi fino a 45 gradi e temperature massime superiori ai 40. La Sardegna continua a fare i conti con il caldo torrido che, secondo il bollettino diffuso dalla Protezione civile regionale, proseguirà anche nella giornata di domani. Nessuna tregua neppure durante la notte, quando le temperature minime resteranno superiori ai 25 gradi. Si scalda anche il fronte sindacale. La Cgil Sardegna definisce infatti «insostenibili» le condizioni in cui sono costretti a operare i lavoratori dei supermercati, dei negozi, dei servizi di pulizia negli ospedali e del settore industriale. La segretaria regionale Nella Milazzo chiede ai datori di lavoro di «adottare tutte le misure di protezione necessarie», dalle pause alla distribuzione di acqua, fino all’eventuale rimodulazione degli orari di lavoro. Sollecita inoltre interventi strutturali, a partire dal rinnovamento e dal potenziamento tecnologico degli impianti di climatizzazione. A Cagliari, intanto, il Comune ha informato la popolazione dell’allerta arancione per il rischio incendi prevista nella giornata di domani.
Fine vita, Gallura e Oristanese senza commissioni multidisciplinari
A dieci mesi dall’entrata in vigore della legge regionale sul fine vita, due aziende sanitarie della Sardegna non hanno ancora istituito le commissioni multidisciplinari permanenti previste dalla norma. Si tratta della Asl 5 di Oristano e della Asl 2 della Gallura, che, secondo l’associazione Tonino Pascali-Sardegna Radicale, hanno accumulato un ritardo di circa 290 giorni rispetto al termine fissato dalla legge. Le commissioni sono considerate uno strumento indispensabile per avviare le procedure previste dalla legge regionale n. 26 del 18 settembre 2025, la cui applicazione è comunque al centro di un ricorso del Governo davanti alla Corte costituzionale. Per fare chiarezza sullo stato dell’iter, l’associazione ha annunciato la presentazione di una richiesta di accesso agli atti alle due aziende sanitarie. “Dove la commissione non esiste, una legge approvata dal Consiglio regionale resta lettera morta e le persone malate vengono lasciate sole davanti alla sofferenza e all’incertezza”, affermano le referenti Valentina Campus e Laura Di Napoli.
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